h1

Un approccio narrativo nella classe di lingue

03/04/2019

Negli ultimi anni — passati nel Regno Unito ad apprendere, e praticare, i fondamenti dell’insegnamento delle ‘lingue straniere’ nella scuola secondaria — ho perseguito un ideale specifico: trasferire nella classe di lingue un approccio narrativo e dialogico capace di tenere insieme una personale inclinazione per lo storytelling e l’utilizzo di immagini in glottodidattica, e una pregressa conoscenza e pratica della ‘relazione maieutica’ alla scuola della P4C, appresa direttamente presso l’IAPC di Montclair, NJ.

L’approccio narrativo-comunicativo ha inteso caratterizzare sia il mio modo di insegnare francese e spagnolo a discenti inglesi — nel corso della prima parte di un PGCE presso la University of Sussex, sia la mia esperienza di insegnamento della lingua inglese a stranieri — attraverso un anno di pratica all’indomani della acquisizione del TEFL certificate, sia il mio modo di insegnare italiano a stranieri — modellato a partire da ore di pratica con discenti immigrati adulti, prima della acquisizione del DITALS di II Livello presso la Università per Stranieri di Siena.

Solo nel passaggio dalla classe MFL alla classe EFL la composizione di storie, reali o immaginarie, ha trovato la sua vera casa. In particolare nel corso di una esperienza più strutturata qual è stata quella presso l’Oxford Institute condotta a partire da materiali Cambridge, come ad esempio StoryFun, con discenti dai 7 ai 12 anni, italiani. L’uso di immagini capaci di raccontare una storia o storie preparate ad hoc ha reso l’esperienza di apprendimento certamente piacevole, oltre che significativa.

È stato entrando più a fondo nel mondo ELT, tuttavia, [con un CELTA ma soprattuto con un Delta M2, addendum 2022], e con l’esperienza d’aula con adulti, presso il Fondo Verri, [e poi altrove nel mondo], quanto nel progetto di volontariato «Racconto Penso Parlo» presso la scuola media Alighieri a Lecce, rivolto ad adolescenti immigrati dai 10 ai 12 anni, che ho potuto dare conferma a quella intuizione: il riferimento alle ‘storie di vita’ dei discenti rappresenta non solo una leva motivazionale, ma produce materiale ‘vivo’ — letteralmente, già pronto per attivare il processo di apprendimento.

 

Lascia un commento